Il 21 maggio di ogni anno si celebra la Giornata Internazionale del Tè, una ricorrenza riconosciuta dalle Nazioni Unite per raccontare il valore culturale, agricolo ed economico di una delle bevande più diffuse al mondo.
A prima vista potrebbe sembrare una delle tante giornate internazionali un po’ decorative, quelle che ogni anno riempiono il calendario e i social. In realtà, dietro questa data c’è un tema molto concreto: il tè non è soltanto una bevanda quotidiana, ma una filiera agricola che coinvolge milioni di persone, territori, tradizioni, economie locali e gesti di consumo che attraversano culture molto diverse.
A prima vista potrebbe sembrare una delle tante giornate internazionali un po’ decorative, quelle che ogni anno riempiono il calendario e i social. In realtà, dietro questa data c’è un tema molto concreto: il tè non è soltanto una bevanda quotidiana, ma una filiera agricola che coinvolge milioni di persone, territori, tradizioni, economie locali e gesti di consumo che attraversano culture molto diverse.
Quando nasce la Giornata Internazionale del Tè
La Giornata Internazionale del Tè è stata proclamata ufficialmente dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel dicembre 2019 e viene celebrata ogni anno il 21 maggio. La FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, è stata chiamata a guidarne l’osservanza.
La sua storia, però, passa anche dall’Italia. Nel 2015, durante Expo Milano, l’Intergovernmental Group on Tea della FAO si riunì proprio a Milano e discusse la proposta di istituire una giornata internazionale dedicata al tè. Un dettaglio che ci piace particolarmente, perché lega questa ricorrenza anche alla città in cui Giusmìn è nato.
Quel passaggio milanese non fu ancora la proclamazione ufficiale, arrivata qualche anno dopo, ma rappresentò una tappa significativa nel percorso che ha portato il tè ad avere una giornata riconosciuta a livello internazionale.
La sua storia, però, passa anche dall’Italia. Nel 2015, durante Expo Milano, l’Intergovernmental Group on Tea della FAO si riunì proprio a Milano e discusse la proposta di istituire una giornata internazionale dedicata al tè. Un dettaglio che ci piace particolarmente, perché lega questa ricorrenza anche alla città in cui Giusmìn è nato.
Quel passaggio milanese non fu ancora la proclamazione ufficiale, arrivata qualche anno dopo, ma rappresentò una tappa significativa nel percorso che ha portato il tè ad avere una giornata riconosciuta a livello internazionale.
Perché proprio il 21 maggio?
La scelta del 21 maggio è legata anche al calendario agricolo del tè. In molte aree produttrici, questo periodo dell’anno coincide con una fase di grande vitalità della raccolta e della produzione, in particolare nelle regioni dell’emisfero nord.
La data diventa così un modo per riportare l’attenzione all’origine del tè: le foglie, le piante, i campi, le mani che raccolgono, le lavorazioni che trasformano una materia prima agricola in un prodotto ricco di sfumature.
Quando beviamo un tè, spesso pensiamo al gusto, al profumo, al momento in cui lo prepariamo. La Giornata Internazionale del Tè ci ricorda anche tutto quello che viene prima.
La data diventa così un modo per riportare l’attenzione all’origine del tè: le foglie, le piante, i campi, le mani che raccolgono, le lavorazioni che trasformano una materia prima agricola in un prodotto ricco di sfumature.
Quando beviamo un tè, spesso pensiamo al gusto, al profumo, al momento in cui lo prepariamo. La Giornata Internazionale del Tè ci ricorda anche tutto quello che viene prima.
Perché il tè merita una giornata internazionale
Il tè accompagna la vita quotidiana di milioni di persone. In alcuni Paesi è un gesto domestico, in altri un rito sociale, altrove una bevanda da pasto, una pausa condivisa, un prodotto agricolo identitario o una grande voce dell’economia locale.
La stessa parola “tè” raccoglie esperienze molto diverse: il tè verde giapponese preparato al mattino, il tè nero con il latte della tradizione britannica, il chai speziato indiano, il tè alla menta del Nord Africa, i grandi tè cinesi lavorati con tecniche antiche, gli oolong di Taiwan, i tè neri dello Sri Lanka, del Nepal o del Vietnam.
Dietro ogni provenienza ci sono climi, altitudini, varietà botaniche, metodi di lavorazione e abitudini di consumo. È questo che rende il tè così interessante: parte da una sola pianta, la Camellia sinensis, ma può assumere forme, colori e profili aromatici diversissimi.
La stessa parola “tè” raccoglie esperienze molto diverse: il tè verde giapponese preparato al mattino, il tè nero con il latte della tradizione britannica, il chai speziato indiano, il tè alla menta del Nord Africa, i grandi tè cinesi lavorati con tecniche antiche, gli oolong di Taiwan, i tè neri dello Sri Lanka, del Nepal o del Vietnam.
Dietro ogni provenienza ci sono climi, altitudini, varietà botaniche, metodi di lavorazione e abitudini di consumo. È questo che rende il tè così interessante: parte da una sola pianta, la Camellia sinensis, ma può assumere forme, colori e profili aromatici diversissimi.
Come celebrare la Giornata Internazionale del Tè
Celebrare questa giornata non significa per forza fare qualcosa di solenne. Anzi, forse il modo migliore è partire da un gesto semplice: scegliere un tè con un po’ più di curiosità.
Può essere l’occasione per assaggiare un tè puro mai provato, magari un verde cinese, un oolong, un tè nero di origine singola o un bianco più delicato. Oppure per preparare qualcosa da bere freddo, scoprendo come il tè possa diventare una bevanda quotidiana anche lontano dalle abitudini più classiche.
Si può celebrare il tè leggendo la storia di una provenienza, cercando di capire da dove arrivano le foglie che abbiamo scelto. Si può portarlo a tavola, abbinandolo a un piatto al posto della solita bottiglia di vino. Si può regalarlo a qualcuno, scegliendo un gusto che racconti qualcosa.
Il punto, per noi, è questo: il tè diventa più interessante quando smette di essere una bevanda generica e comincia a essere scelto con attenzione.
Può essere l’occasione per assaggiare un tè puro mai provato, magari un verde cinese, un oolong, un tè nero di origine singola o un bianco più delicato. Oppure per preparare qualcosa da bere freddo, scoprendo come il tè possa diventare una bevanda quotidiana anche lontano dalle abitudini più classiche.
Si può celebrare il tè leggendo la storia di una provenienza, cercando di capire da dove arrivano le foglie che abbiamo scelto. Si può portarlo a tavola, abbinandolo a un piatto al posto della solita bottiglia di vino. Si può regalarlo a qualcuno, scegliendo un gusto che racconti qualcosa.
Il punto, per noi, è questo: il tè diventa più interessante quando smette di essere una bevanda generica e comincia a essere scelto con attenzione.
Il nostro modo di celebrare il tè
Da Giusmìn il tè è prima di tutto una materia viva: si assaggia, si studia, si racconta, si abbina, si porta nella vita di tutti i giorni. Ci piace pensarlo come un’abitudine accessibile, ma mai banale. Un gesto quotidiano che può diventare più consapevole, più gastronomico, più personale.
Per questo la Giornata Internazionale del Tè ci sembra una buona occasione per fermarci un momento e ricordare tutto quello che c’è dentro una foglia: il lavoro di chi la coltiva, la cultura dei luoghi da cui proviene, la tecnica di chi la trasforma, il piacere di chi la sceglie e la prepara.
E sì, anche una certa dose di leggerezza. Perché il tè può essere studio, ricerca e memoria di viaggio, ma resta anche qualcosa che entra nella borsa della spesa, nella colazione del mattino, in una caraffa da bere fredda, in una pausa tra una cosa e l’altra.
Una giornata internazionale non basta a raccontarlo tutto. Però può essere una bella scusa per iniziare.
Per questo la Giornata Internazionale del Tè ci sembra una buona occasione per fermarci un momento e ricordare tutto quello che c’è dentro una foglia: il lavoro di chi la coltiva, la cultura dei luoghi da cui proviene, la tecnica di chi la trasforma, il piacere di chi la sceglie e la prepara.
E sì, anche una certa dose di leggerezza. Perché il tè può essere studio, ricerca e memoria di viaggio, ma resta anche qualcosa che entra nella borsa della spesa, nella colazione del mattino, in una caraffa da bere fredda, in una pausa tra una cosa e l’altra.
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