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Cina,  Scoperta

È corretto parlare di “cerimonia” cinese del tè?

Quando si parla di tè è corretto usare la parola cerimonia? Quasi sempre la risposta corretta è no. Ad essere precisi una cerimonia è una manifestazione sacra o profana che si svolge secondo una formula o un programma prestabiliti, rispettando un protocollo e un forte senso di formalità. Nella maggior parte dei casi quando si parla di tè sarebbe più opportuno parlare di rituali, cioè un insieme di gesti più informali e spontanei, da eseguire per degli ospiti o anche in completa solitudine.

Per questo amiamo il gong fu cha, il rituale cinese, perché è informale e soprattutto perché molti dei gesti previsti sono molto logici e funzionali. Non si tratta di una pratica codificata con regole precise e fisse, ma piuttosto di un insieme di tecniche e di abitudini che variano a seconda della regione e della cultura di appartenenza.

La pratica tradizionale nasce in Cina ma è diffusa anche in altre parti dell’Asia, come ad esempio a Taiwan e Singapore. In questi luoghi, l’atto di servire il tè rimane un’abitudine informale e quotidiana, e lo scopo ultimo è quello di offrire una buona tazza di tè ai propri ospiti. Il termine gong fu cha significa infatti “tè con abilità, con maestria”.

Nel gong fu cha il tè è strettamente associato al concetto di cortesia, unitamente a una grande libertà di servizio, sia per quel che riguarda la scelta delle foglie da degustare che il tempo e la temperatura di infusione. Anche quando particolarmente coreografico, ogni gesto è sempre funzionale per la riuscita di un buon tè: ad esempio, bagnare la piccola teiera di argilla o ceramica, o la gaiwan con acqua bollente, serve ad igienizzare e scaldare, prima di posizionare le foglie di tè da infondere. Un’altra operazione fondamentale è la sciacquatura, realizzata versando dell’acqua calda sulle foglie e lasciando in infusione per pochi secondi. Questa prima infusione viene versata nelle tazze per scaldarle, per poi essere gettata in una ciotola dedicata alla raccolta dello scarto. Questa azione permette di lavare le foglie e di “risvegliarle”, per renderle pronte a regalare tutti i loro aromi nella prima vera infusione.

Uno strumento molto importante di questo rituale è il gongdaobei, un bricchetto di servizio in cui viene versato tutto il contenuto dell’infusione prima di offrirlo agli ospiti. Il significato di questa parola è molto affascinante: la sua traduzione in italiano potrebbe essere “tazza dell’equità” o “dell’uguaglianza”. Infatti, versare tutto il contenuto della teiera nel bricco permette di uniformare il sapore, e in questo modo di offrire a tutti gli ospiti un liquore dalle stesse caratteristiche organolettiche.

Un altro aspetto importante del gong fu cha è l’atto di versare l’acqua nella teiera o nella gaiwan. L’acqua viene versata in senso antiorario, compiendo un solo giro completo, partendo dal primo ospite alla propria destra fino a completare il cerchio che si chiude di fronte a chi sta preparando il tè. Questo gesto ha lo scopo di accogliere tutti gli ospiti in un abbraccio simbolico, e di includere per ultimi se stessi.

Quali tè sono ideali per provare il gong fu cha?

Questa tecnica è da riservare ai tè in purezza. Perfetti i tè neri cinesi, soprattutto quando composti da belle foglie intere e dalla presenza di qualche gemma, come lo Yunnan Imperial o lo Yunnan Pine Needle. Anche tè neri di altre origini sono estremamente interessanti, come Golden Nepal o Golden Tippy dal Vietnam.

Tutti gli oolong sono indicati, ma le infusioni più sorprendenti spesso si ottengono da quelli lavorati arrotolando molto le foglie. Il rilascio graduale degli aromi permette di gustare infusioni molto diverse, e lo spettacolo delle foglie che progressivamente si allargano e si reidratano è meraviglioso da osservare. I Tie Guan Yin sono perfetti, sia con bassa ossidazione che con ossidazione intermedia.

Fra i verdi sono da privilegiare quelli cotti in padella, con foglie belle e regolari, come il Wu Lu, con i suoi sentori vivaci di prato bagnato, o Green Snail, che di volta in volta rivela dei sentori eleganti di fiori bianchi.

Ogni tè merita di essere messo alla prova con un’infusione orientale, ma non c’è dubbio che questo metodo debba essere preferito soprattutto per i tè più pregiati e costosi, per riuscire ad esprimere pienamente il loro potenziale. Per un’esperienza indimenticabile e appagante vi consiglio di regalarvi due tè superstar direttamente dall’isola di Taiwan: il tè nero Red Jade e l’oolong a bassa ossidazione Dong Ding.

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